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Progetto Casa Alloggio

Mar 13, 10AM

Il Progetto Libera mente è attivato dall’Associazione “Mastropietro & C” presso la struttura di San Ponso (Torino) sito in Via  Ferreri Noli n. 2.

PREMESSA
L’Associazione Mastropietro & C è attiva sul territorio canavesano dalla fine degli anni ’70 come esperienza di volontariato e dal 1984 come Ente onlus con personalità giuridica.
Si definisce sin dalla nascita come Associazione che opera per favorire l’inclusione sociale di individui in situazioni di vita precarie e marginali, con particolare attenzione ai fenomeni ed alle tematiche connesse al disagio psichico ed al consumo problematico di sostanze psicoattive.
La riflessione più che ventennale intorno alla problematica della salute mentale ha portato gli operatori dell’Associazione alla formulazione di un progetto di Comunità alloggio (secondo i criteri definiti dalla Delibera del Consiglio Regionale n. 357 del 28 gennaio 1997) o di gruppo appartamento.
L’idea di realizzare tale presidio socio assistenziale e non altro tipo di servizio a maggior rilevanza terapeutico/riabilitativo si muove da alcune considerazioni di fondo:

  • L’Associazione ha tra i suoi obbiettivi fondanti l’idea di lavorare sempre in stretta sinergia con l’Ente pubblico preposto alla cura di tali sofferenze. Questo per noi significa piena disponibilità ad ogni forma di collaborazione tesa ad individuare insieme eventuali carenze del territorio, rispetto reciproco, definizione di ruoli e competenze diverse, ma complementari tra loro, pari dignità nella realizzazione di progetti, percorsi volti a favorire l’inserimento sociale, a superare l’emarginazione dei soggetti con vulnerabilità psichiche;
  • Si intravede anche sul nostro territorio la tendenza ad una “residenzialità” che assume deleghe totali sul trattamento, ma poi si affranca da un intervento terapeutico e si ridefinisce come clinica/istituto assistenziale più che sanitario che accoglie persone con disagio mentale accanto a disabili ed anziani depressi, proponendo quasi esclusivamente un forte contenimento farmacologico a lungo termine;
  • L’Associazione ritiene di dover offrire una casa alloggio caratterizzata da percorsi personalizzati, numeri esigui di persone inserite, accoglienza di tipo familiare, integrazione nel territorio. Crediamo ci debba essere una forte sinergia tra l’intervento sanitario ed il sociale, tra la cura e la riabilitazione, rilanciando politiche locali di salute mentale efficaci che tendano all’inclusione sociale, in attuazioni dei principi della Legge 328.

LA METODOLOGIA D’INTERVENTO
I principi fondanti della metodologia d’intervento dell’Associazione “MASTROPIETRO & C” si riferiscono ad un modello le cui parole chiave sono:

  1. Prossimità, cioè bassa soglia di accesso. Crediamo sia opportuno inserire le persone, senza porre ostacoli come tempi lunghi per l’accoglienza, eccessivo trattamento farmacologico, funzionale forse agli operatori, ma non adeguato a ridare dignità ed autostima alle persone accolte;
  2. Empowerment, cioè riconoscere l’altro come risorsa in un percorso terapeutico. Riconoscergli  voce ed esperienza sulla sua condizione di vita e sul suo malessere. Riconoscere che il suo punto di vista può considerarsi un “valore aggiunto” nella prospettiva di cambiamento, evoluzione, compatibilità del suo disturbo psichico con una vita che non lo emargini ed escluda. Accettare il suo pensiero sulla propria condizione, senza svilirlo tacciandolo di irrazionalità e contrapponendolo alla razionalità del sapere “scientifico”.

Questo significa porsi come partner in processi di “cura”, e non come “guaritori”, lavorare con e non sul per.

  • Co-progettazione, per i principi sopra descritti, la progettazione di un intervento deve vedere la presenza di tre attori: il servizi invianti titolari del caso (C.S.M., Ser.T), la persona inserita, gli operatori della casa alloggio. Gli obiettivi devono essere mediati tra i protagonisti del progetto, così come i tempi dell’intervento;
  • Non cronicizzazione. Se è vero che spesso nelle strutture che ospitano persone con disturbi mentali si ritrovano, purtroppo, gli ultimi eredi di quegli orrendi presidi manicomiali pre e post Legge Basaglia, per i quali risulta veramente difficile una piena integrazione o re-integrazione nel territorio; è altrettanto vero che gli operatori sociali e sanitari devono evitare esiti di nuove istituzionalizzazioni attraverso progetti che tendano a potenziare i livelli di autonomizzazione possibili, al fine di agevolare percorsi di inserimento lavorativo, di convivenze guidate.e di abitazione propria. La Comunità alloggio deve garantire (là dove è possibile) un progetto che favorisca pratiche di ri-posizionamento sociale e lavorativo.

L’EQUIPE DI LAVORO
In riferimento all’utenza inserita che presenta, in alcuni casi, una situazione nella quale la piena autonomia è obiettivo di difficile raggiungimento, crediamo sia opportuna una copertura fornita da operatori socio sanitari o, comunque personale di assistenza (opportunamente formato e supervisionato dall’Associazione stessa) per l’intero arco della giornata.
A garanzia di integrazione tra le varie figure dell’èquipe, oltre che di coerenza tra strumenti e obiettivi dei progetti individualizzati, pensiamo sia efficace la figura di un educatore per la supervisione casi e per il coordinamento della proposta educativa, con presenza settimanale variabile dall 4 alle 6 ore, a seconda delle necessità dell’èquipe e dei momenti di crisi o critici dell’utenza presente nell’alloggio.

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